L'IMPORTANZA DI GUARDARE IL MONDO A TESTA IN GIÙ, A VOLTE, CAMBIA LE NOSTRE PROSPETTIVE: LA RICERCA CHE CI AIUTA A ESSERE UTILI ASSIEME!

Sono Pamela, una donna lavoratrice e mamma di due bambini di 6 e quasi 12 anni. Gli altri mi descrivono come una potenza della natura, una donna forte all'inverosimile. Io, di contro, ho sempre percepito le mie fragilità e il mio essere imperfetta anche se come qualcosa di meraviglioso e che non andava nascosto. Mi viene naturale avere questo approccio alla vita e non c'è nulla di studiato, solo una dote innata nella gestione delle emozioni e una grande empatia come accessorio di gamma. Forse è proprio per queste caratteristiche che mi sono ritrovata a fare sempre lavori che hanno a che vedere con il pubblico, con altro "materiale umano". È accaduto un giorno che fossi io utenza, che fossi io parte di quel pubblico gestito da una equipe medica, messa lì col compito di salvarla. Era morto papà, una manciata di giorni prima, anche lui di cancro e io, nel momento massimo dell’industriarsi per essere consolazione, mi sono trovata a divenire quella che aveva bisogno d’accoglienza. Mi comunicano d’avere due carcinomi lobulari invasivi e infiltranti. In quel momento ero sola davanti alla dottoressa che mi leggeva la diagnosi che da quell’attimo sarebbe stata tutta un crescendo di nuove scoperte, intoppi e difficoltà da affrontare, un intricato percorso alimentato da più frangenti non standard che mi rendevano “quella dalla situazione complessa”. Non voglio parlare qui di tutta la parte medica, ma di come raccogliere fondi per la ricerca possa essere utilissimo a consentire un lavoro sereno e puntuale a tutti i medici che si spendono giornalmente per tentare di farci stare bene e di agire, nonostante le difficoltà organizzative che essi stessi devono sfidare e tra le quali devono barcamenarsi, a volte, dissimulando. Raccogliere fondi ci consente d’avere cure sempre più valide e studiate proprio per il nostro particolare caso, può far scoprire nuovi trattamenti meno prepotenti rispetto a quelli in corso e, magari, più efficaci. Il tempo e gli studi potrebbero anche portare a raccogliere dati sulla cura del benessere del paziente, di quello che si porta dietro “come pentolino” a causa del suo vissuto, di come sia diverso da ogni altro colpito dallo stesso male. Desidero sostenere a tutto tondo chi lavora per noi in questo ambito, affinché sempre più persone possano guarire sia il corpo che la loro anima. Per ciò che riguarda me, ho usato la mia parte immaginifica legata al lavoro per meditare, trovare consapevolezza, scrivere e portare un messaggio: nel fermarsi coercitivamente, il privilegio di potersi gustare la bellezza degli esseri umani tutt’intorno. La magia nel concedere al prossimo di aiutarci. L’amore infinito e che continua a moltiplicarsi. Ora corro! Lo faccio per dimostrare che il mio corpo, anche se acciaccato e diverso dal “suo predecessore”, sa fare e sa fare bene! Possiamo con tutti voi, amici e conoscenti, essere protagonisti di questa raccolta per amore della ricerca! Un abbraccio riconoscente alla dottoressa che mi ha scritto “da oggi è Pink Ambassador per la Fondazione Veronesi” nel referto di una visita effettuata! La forza del rosa, la forza delle donne che corrono per la ricerca!

L'IMPORTANZA DI GUARDARE IL MONDO A TESTA IN GIÙ, A VOLTE, CAMBIA LE NOSTRE PROSPETTIVE: LA RICERCA CHE CI AIUTA A ESSERE UTILI ASSIEME!

Raccolta fondi di Pamela Vergine
Regione VENETO

Sono Pamela, una donna lavoratrice e mamma di due bambini di 6 e quasi 12 anni. Gli altri mi descrivono come una potenza della natura, una donna forte all'inverosimile. Io, di contro, ho sempre percepito le mie fragilità e il mio essere imperfetta anche se come qualcosa di meraviglioso e che non andava nascosto. Mi viene naturale avere questo approccio alla vita e non c'è nulla di studiato, solo una dote innata nella gestione delle emozioni e una grande empatia come accessorio di gamma. Forse è proprio per queste caratteristiche che mi sono ritrovata a fare sempre lavori che hanno a che vedere con il pubblico, con altro "materiale umano".

È accaduto un giorno che fossi io utenza, che fossi io parte di quel pubblico gestito da una equipe medica, messa lì col compito di salvarla. Era morto papà, una manciata di giorni prima, anche lui di cancro e io, nel momento massimo dell’industriarsi per essere consolazione, mi sono trovata a divenire quella che aveva bisogno d’accoglienza. Mi comunicano d’avere due carcinomi lobulari invasivi e infiltranti. In quel momento ero sola davanti alla dottoressa che mi leggeva la diagnosi che da quell’attimo sarebbe stata tutta un crescendo di nuove scoperte, intoppi e difficoltà da affrontare, un intricato percorso alimentato da più frangenti non standard che mi rendevano “quella dalla situazione complessa”.

Non voglio parlare qui di tutta la parte medica, ma di come raccogliere fondi per la ricerca possa essere utilissimo a consentire un lavoro sereno e puntuale a tutti i medici che si spendono giornalmente per tentare di farci stare bene e di agire, nonostante le difficoltà organizzative che essi stessi devono sfidare e tra le quali devono barcamenarsi, a volte, dissimulando. Raccogliere fondi ci consente d’avere cure sempre più valide e studiate proprio per il nostro particolare caso, può far scoprire nuovi trattamenti meno prepotenti rispetto a quelli in corso e, magari, più efficaci. Il tempo e gli studi potrebbero anche portare a raccogliere dati sulla cura del benessere del paziente, di quello che si porta dietro “come pentolino” a causa del suo vissuto, di come sia diverso da ogni altro colpito dallo stesso male.

Desidero sostenere a tutto tondo chi lavora per noi in questo ambito, affinché sempre più persone possano guarire sia il corpo che la loro anima.

Per ciò che riguarda me, ho usato la mia parte immaginifica legata al lavoro per meditare, trovare consapevolezza, scrivere e portare un messaggio: nel fermarsi coercitivamente, il privilegio di potersi gustare la bellezza degli esseri umani tutt’intorno. La magia nel concedere al prossimo di aiutarci. L’amore infinito e che continua a moltiplicarsi.

Ora corro! Lo faccio per dimostrare che il mio corpo, anche se acciaccato e diverso dal “suo predecessore”, sa fare e sa fare bene! Possiamo con tutti voi, amici e conoscenti, essere protagonisti di questa raccolta per amore della ricerca!

Un abbraccio riconoscente alla dottoressa che mi ha scritto “da oggi è Pink Ambassador per la Fondazione Veronesi” nel referto di una visita effettuata!

La forza del rosa, la forza delle donne che corrono per la ricerca!

835 €

-277 Giorni
84%
1.000 €
21 Donazioni
La campagna sostiene il progetto: Pink Ambassador 2025
Obiettivo totale del progetto: 200.000 €

DONA ORA

Puoi donare anche per

DONA ORA